L’ACT oltre i protocolli: trovare bellezza nel mezzo dell’oscurità

Corso

L’ACT oltre i protocolli: trovare bellezza nel mezzo dell’oscurità

ACT Summer School con Kelly G. Wilson

270300+ IVAEarly Booking fino al 26 Maggio 2026
25 Giugno 2026Data di inizio
3 giorniDurata
20 Posti disponibili
Psicologi & Psicoterapeuti Categoria

Docenti

Kelly G. Wilson

Ph.D

Curriculum Vitae

Panoramica

A partire dalla metà degli anni ’80, la psicologia clinica ha adottato un modello scientifico pensato per testare i farmaci—e ha progressivamente rimodellato la psicoterapia a sua immagine. I manuali di trattamento sono diventati il “principio attivo”, le diagnosi del DSM sono state assimilate alle malattie e i trial randomizzati sono diventati il criterio di legittimità. Questa metafora ha avuto un costo elevato: ha distorto il modo in cui pensiamo la psicoterapia, come formiamo i clinici e cosa consideriamo conoscenza clinica.

La psicoterapia non è una pillola: non è inerte, stabile o indipendente dalla persona che la conduce. Un antibiotico funziona allo stesso modo indipendentemente da chi lo somministra. Ma chi è il terapeuta conta: come ascolta, come risponde, come partecipa. Il terapeuta non è un contenitore da cui si versa un protocollo e la sofferenza psicologica non è una malattia. Nonostante la pretesa di neutralità, il DSM si basa su un modello di malattia latente che considera le sindromi come indicatori di malattie ancora da scoprire. La maggior parte delle categorie del DSM funziona più come un insieme di sintomi che come vere malattie: segnali che invitano a una comprensione a livello di processo, piuttosto che a una conclusione diagnostica definitiva.

Una buona terapia non semplifica questa complessità: lavora al suo interno. E così facendo può aiutare le persone a vivere con maggiore apertura e vitalità. Il disagio derivante dal non sapere con precisione dove ci porterà il percorso terapeutico non è un difetto, ma una caratteristica.

Da questa prospettiva, la psicoterapia è un lavoro creativo. È co-costruita, momento per momento, da terapeuta e paziente. Sebbene molti modelli offrano principi guida, il lavoro di Kelly G. Wilson si fonda sulla scienza contestuale del comportamento. Non verranno proposte procedure da applicare; l’attenzione sarà rivolta alla fenomenologia del processo terapeutico, restando fedeli ai processi sottostanti.

L’ACT non divide il mondo tra persone “malate” e “sane”. Alcune forme di sofferenza sono più acute, più limitanti, più ingiuste, ma le radici della sofferenza sono comuni a tutti gli esseri umani. Se i terapeuti osservano con onestà le proprie difficoltà, troveranno eco di quelle che portano le persone in terapia. Questo rappresenta una risorsa preziosa e, se compresa adeguatamente, può aiutare a guidare il trattamento.

Gli esseri umani, in quanto dotati di linguaggio, sono particolarmente vulnerabili alla sofferenza legata proprio al linguaggio. Non ci limitiamo a provare dolore: lo raccontiamo, lo riviviamo, lo anticipiamo. Soffriamo per ciò che abbiamo sofferto in passato e per ciò che potremmo provare di nuovo. La nostra risposta primaria è il problem solving, una modalità mentale che ha reso possibili straordinarie conquiste umane, ma che produce anche narrazioni infinite: su chi siamo, su ciò che è possibile e su ciò che deve (o non deve) accadere perché la nostra vita migliori.

Alcune storie espandono la vita; altre la restringono silenziosamente, imponendo limiti che appaiono necessari, inevitabili e “veri”. E quando la vita diventa abbastanza piccola, le persone smettono di immaginare alternative e imparano a vivere dentro il dolore.

Molti pazienti arrivano in terapia dopo aver desiderato, un tempo, qualcosa di più dalla vita e aver gradualmente rinunciato a quell’idea. Alcuni perché il mondo li ha delusi, altri perché hanno finito per sentirsi non meritevoli, altri ancora perché non hanno mai imparato a immaginare alternative.

L’ACT si fonda su una scienza di base che suggerisce che queste storie non devono trasformare la vita in una prigione. La loro morsa può allentarsi. Quando accade, la vita non diventa facile, ma spesso si amplia, si arricchisce e vale la pena, nonostante il dolore.

Questo workshop proporrà l’ACT come pratica vissuta, piuttosto che come un protocollo. Il lavoro sul sé e sull’identità sarà intrecciato ai processi di disponibilità, defusione, consapevolezza del momento presente, valori e azione valoriale — non come un’aggiunta, ma come filo conduttore. Esploreremo questi processi dall’interno, a partire dall’esperienza diretta.

Obiettivi

Utilizzare una comprensione orientata ai processi della sofferenza psicologica per sviluppare formulazioni del caso in modo collaborativo e guidare il processo decisionale clinico nel corso del trattamento.
Identificare le variabili relative al terapeuta (ad es. presenza, responsività, partecipazione) che fungono da componenti attive del contesto terapeutico.
Notare e monitorare, in tempo reale, i cambiamenti nel dialogo terapeutico tra contesti di limitazione e contesti di possibilità.
Utilizzare i principi “slow is fast”, “small is big” e “less is more” per guidare il ritmo e la sequenza delle interazioni terapeutiche.
Formulare, insieme al paziente, direzioni terapeutiche e passi successivi basati sui valori e ancorati al contesto attuale .
Applicare metodi collaborativi coerenti con l’ACT per esplorare con i clienti come le narrazioni verbali, le regole e le storie di sé influenzino l’esperienza vissuta e la flessibilità comportamentale.

Orari e luogo

Forum Bressanone
Via Roma, 9 — Bressanone.

Giovedì dalle 14.00 alle 17.30, venerdì e sabato dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.30.

25Giugno
26Giugno
27Giugno

Riduzioni

€ 270,00 + IVA per gli ex allievi delle scuole di psicoterapia Humanitas Milano – ASCCO Parma – ASCOC Lamezia Terme.

Organizzato da

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